Malformazioni mammaria

MALFORMAZIONI  MAMMARIE

Mammella tuberosa

La mammella tuberosa è un’ anomalia congenita di sviluppo della ghiandola mammaria. Questo difetto interessa in particolar modo i quadranti inferiori della mammella che appaiono piatti e svuotati, per un incompleto e parziale sviluppo della pelle che non segue di pari passo lo sviluppo del parenchima mammario. Ne deriva un aspetto poco piacevole e una mammella che presenta una forma irregolare, oblunga e tubulare (Snoopy breast), con la ghiandola interamente concentrata dietro l’areola che assume dimensioni sproporzionate.Il difetto comincia ad evidenziarsi durante la pubertà, quando cioè inizia lo sviluppo della ghiandola mammaria e può avere serie ripercussioni psicologiche sulla vita relazionale delle giovani pazienti.

È opportuno consultare tempestivamente uno specialista. La risoluzione del problema è solo chirurgica e non prevede un intervento classico di  mastoplastica additiva, che porterebbe a risultati deludenti.

Le finalità dell’intervento chirurgico sono: modellare il parenchima mammario distendendolo e ridistribuendolo a copertura della protesi, cercando di ridare alla mammella delle sembianze più naturali possibili, ricreando il polo inferiore mancante e riducendo il volume dell’areola e del capezzolo. Le cicatrici saranno poco visibili perché posizionate sulla parte pigmentata dell’areola.

Capezzolo introflesso

Il capezzolo introflesso è un’anomalia abbastanza frequente e può essere bilaterale o monolaterale. Nella maggior parte dei casi è di natura congenita, ma può anche essere la conseguenza di processi infiammatori acuti e cronici della ghiandola mammaria. Il capezzolo introflesso, derivante da un accorciamento ed una retrazione dei dotti galattofori, può creare problemi sia di natura estetica, sia funzionali in quanto può interferire con l’allattamento. Il problema si evidenzia, in genere, con la pubertà quando il seno comincia a svilupparsi.

Esistono diverse tecniche chirurgiche per la correzione di questa anomalia. Il trattamento più diffuso prevede la resezione dei dotti ghiandolari (in questo modo viene ad essere eliminata la causa della retrazione). Sebbene questa tecnica metta sicuramente al riparo dalle recidive, tuttavia nella maggior parte dei casi pregiudica la possibilità di allattare al seno. Altre tecniche chirurgiche prevedono l’allestimento di lembi cutanei locali, che vengono posizionati alla base del capezzolo per impedirgli la retrazione. Queste procedure però, pur non pregiudicando l’allattamento, sono esposte al rischio seppur basso, di recidiva.

L’intervento viene eseguito in anestesia locale, al termine del quale la paziente potrà tornare al proprio domicilio. La medicazione verrà rimossa dopo circa 6 giorni insieme ai punti di sutura.